Presupposti per un orientamento operativo
- 4 giorni fa
- Tempo di lettura: 9 min
Giovanni Ponte, Rivista di studi tradizionali, 1964.
In un precedente articolo1 abbiamo cercato di chiarire per chi scriviamo, spiegando la natura di quell’aspirazione che può rappresentare il punto d’incontro fondamentale con i nostri lettori: aspirazione – scrivemmo – a partecipare coscientemente a qualcosa che non sia soggetto alla caducità e alle vicissitudini del mondo, la quale può concretarsi attraverso l’iniziazione. E non è difficile capirlo, se si considera che il dominio iniziatico rappresenta l’aspetto interiore od esoterico della tradizione, e che la tradizione (come noi la intendiamo) è appunto ciò che attua una trasmissione ed un legame tra i principi sopra-umani e gli esseri umani, tra ciò che non è soggetto alla caducità del mondo ed il mondo in cui viviamo.
Il riferimento all’iniziazione permetterà forse di intendere meglio quanto dicemmo in altre occasioni sull’inefficienza di attitudini puramente mentali, o di posizioni “tradizionaliste”.
Potrà ora essere opportuno considerare certi equivoci svianti, particolarmente diffusi in Occidente anche tra coloro stessi che intendono partecipare in qualche modo all’esoterismo tradizionale.
A questo proposito, occorrerebbe distinguere anzitutto i casi in cui ogni legame autenticamente tradizionale fa difetto (come nelle innumerevoli organizzazioni pseudoiniziatiche tanto diffuse ai giorni nostri), da quelli ben diversi in cui il legame iniziatico sussiste (come nell’iniziazione massonica), ma persone che ad esso si ricollegano subiscono inconsapevolmente, nelle loro concezioni, direttive del tutto profane e spesso incompatibili con il perseguimento effettivo di una via iniziatica, indicando così che non si rendono conto del valore, immensamente più grande, del proprio stesso patrimonio tradizionale.
In particolare, un errore di prospettiva fondamentale consiste nello scambiare scopi contingenti con il fine dell’iniziazione, che sta per sua natura ben al di là di tutte le condizioni che limitano le manifestazioni del mondo umano. Tale errore di prospettiva è assai comprensibile, se si pensa che gli Occidentali moderni, anche quando eccezionalmente sono ben disposti ad ammettere la realtà metafisica, sono diventati generalmente incapaci di concepirla altrimenti che come una semplice astrazione, talché, per dare un senso concreto alle loro presunte aspirazioni spirituali, le proiettano il più delle volte in orientamenti ed obiettivi più o meno esigui che con la spiritualità vera hanno poco o nulla a che vedere: quasi fatalmente, essi finiscono con l’abbracciare, secondo le loro specifiche caratteristiche di simpatia ed antipatia, qualcuna delle correnti psichiche predominanti nel mondo “profano”. Ideali sociali, programmi politici, indirizzi filosofici e culturali assorbono e neutralizzano così quella che avrebbe potuto essere, in altre circostante, un’autentica aspirazione iniziatica, anziché essere dei mezzi, sia pure indiretti, per la sua realizzazione. E lo stesso fenomeno di neutralizzazione, lo stesso effetto di distogliere dal perseguimento di un orientamento operativo verso il fine trascendente dell’iniziazione si ritrova ineluttabilmente in coloro che sono attratti da piani più sottili ma non per questo più spirituali di ricerca: gli “sperimentatori” del “mondo intermediario”, coloro che amano manipolare (ed essere manipolati) dalle forze psichiche, coloro che vedono nei riti iniziatici nient’altro che delle pratiche “magiche” efficaci per suscitare in sé l’emozione di singolari “esperienze”.
Pensiamo sia opportuno affermare nettamente che la via iniziatica non può consistere affatto in una sorta di esplorazione, condotta alla cieca, di “nuovi mondi” o di nuove facoltà, in uno sviluppo indefinito e senza la consapevolezza di un Centro ordinatore, che si identifichi alla fonte tradizionale dell’influenza spirituale ed al fine stesso dell’iniziazione.
Si parla molto di libertà, ma quasi sempre non si arriva a concepire nient’altro che l’eliminazione delle costrizioni più esteriori e grossolane, e si dimentica che la sola libertà non illusoria è una conquista che si ottiene nella misura in cui si partecipa alla libertà del Principio universale: «Conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi». Invece, la libertà come indeterminazione e come arbitrio, per chi si trovi come abbandonato a se stesso in mezzo al gioco delle forze del mondo umano, significa, in pratica, farsi trascinare dalla corrente alla quale si è più sensibili, confondendo automaticamente con essa la propria volontà. Se si è abbastanza ricettivi, si potrà avere la soddisfazione di sentirsi come “gonfiati” dalle correnti del momento; ma quale ne sarà il risultato se, come nella nostra epoca, si tratta delle stesse correnti che stanno plasmando modi di vita sempre più complicati, artificiali e dispersivi? In questa situazione, ad esempio, il fatto inusitato che si giunga addirittura a proiettare l’uomo al di fuori del mondo terrestre può considerarsi davvero come un “segno dei tempi”, uno dei segni di una grandiosa opera in corso, che è un’opera enormemente impegnativa per gli uomini d’oggi, di allontanamento progressivo dall’interiore “Regno dei Cieli”, e cioè da ogni possibilità di efficace concentrazione e da ogni forma di vera spiritualità.
Peraltro, precisamente perché sono galvanizzati dalle correnti della nostra epoca, e resi entusiasti dall’ideale del loro prossimo compimento, molti di coloro che manifestano velleità di realizzazione spirituale sono anche dei convinti avveniristi ed evoluzionisti2. Ed è proprio questo un marchio di certe influenze che agiscono su di loro, il cui senso sarà facilmente discernibile quando si sia trovata conferma della vera natura del momento cosmico che stiamo attraversando, in virtù di un dato formidabilmente concorde e certo di tutte le dottrine cosmologiche tradizionali3: secondo il quale stiamo vivendo l’ultima fase del ciclo della presente umanità, l’era in cui ci si deve attendere lo scatenamento delle forze dell’illusione, alle quali verrà dato di produrre “prodigi” capaci di conquistare sempre più gli uomini, fino alla più completa parodia possibile della spiritualità originaria. «Sorgeranno infatti “falsi Cristi” e “falsi profeti”: e produrranno segni grandi e prodigi, in modo da indurre in errore (se fosse possibile) anche gli eletti»: «Però, chi persevererà fino alla fine, quegli sarà salvo»4.
Tutto ciò induce a riflettere, ed a pensare che oggi più che mai, se seriamente si vuole evitare di smarrirsi e forse di soccombere irrimediabilmente nella “selva oscura” del “mondo intermediario”, occorre non soltanto ricevere un’iniziazione autentica ma anche e soprattutto avere in sé un orientamento fermo verso il fine dell’iniziazione, e quindi anche verso quell’effettiva ed integrale morte all’individualità che è il presupposto della realizzazione sopra-individuale e trascendente. A prima vista, quest’affermazione potrà forse sembrare paradossale: infatti, altrove indicammo l’immortalità come fine dell’iniziazione, mentre qui diciamo che tale fine comporta proprio una morte effettiva. Peraltro, non è difficile capire che non vi è in ciò nessuna contraddizione, in quanto il dominio dell’immortalità si situa al di là del mondo individuale, e non può essere realizzato senza il presupposto di morire completamente ad esso, estinguendo così l’intimo vincolo illusorio che mantiene l’uomo identificato alla propria individualità, sia nella modalità corporea che in tutta l’estensione delle modalità psichiche5. In pratica, a dire il vero, tra coloro che dicono di aspirare alla realizzazione iniziatica, pochi sono quelli che si rendono conto di questa contropartita negativa che non può essere elusa, e pochissimi quelli che, essendosene resi conto, sono decisi ad assumerla effettivamente per sé.
Queste considerazioni si riferiscono ad un orientamento interiore veramente fondamentale, il quale, quando sia puro e non deviato da qualsiasi altro scopo, si tradurrà nella ricerca di un ricollegamento cosciente adeguato con la fonte dell’influenza spirituale e sopra-individuale, presente nell’iniziazione. E, in tale ricerca, l’unica base sicura, l’unica “bussola infallibile” e l’unica “corazza impenetrabile” è come sempre quella rappresentata dalla conoscenza metafisica. Potremmo ripetere qui quanto già dicemmo altrove sul “primo lavoro da compiere”6: pensiamo che non si insisterà mai troppo sulla necessità di un preliminare lavoro di chiarificazione e di risveglio intellettuale; e, poiché una partecipazione immediata alla conoscenza trascendente ed al “Maestro interiore” è almeno inizialmente impossibile, anche sulla necessità di una partecipazione indiretta e mediata ad essa, attraverso un’autorità vivente identificantesi essenzialmente a quella conoscenza.
Ma come si può concepire, in pratica, tale autorità capace di dare una direzione sicura, in virtù del legame segreto e della via sconosciuta che ricollega tutti gli aspetti del proprio attuale piano relativo di esistenza alla realtà trascendente?
All’origine di ogni forma tradizionale, quell’autorità si manifesta nel modo più pieno ed eminente nell’essere la cui stessa presenza costituisce la via della discesa dell’influenza trascendente e del ritorno alla realizzazione del Principio. È questo il caso degli Avatâra indù, il cui nome significa appunto “discesa”, ed a ciò si possono riferire le parole di Cristo «Io sono la Via, la Verità e la Vita», come pure il detto islamico secondo cui nessuno giunge al Principio se non attraverso il Suo Inviato. Un tale essere determina sempre, in relazione alla ricettività dell’ambiente cosmico, dei modi specifici di partecipazione e di conformità alla realtà trascendente, secondo leggi di corrispondenza tra i diversi gradi di esistenza che non hanno nulla di arbitrario, le quali condizionano naturalmente l’efficacia della ricerca della realizzazione spirituale.
Ciascuna legislazione tradizionale è appunto l’esteriorizzazione ed il concretamento di tali leggi di corrispondenza interiore, ed è quindi indispensabile per vivificare, mantenere organicamente e portare a compimento la mediazione tra la manifestazione della vita umana ed il Principio trascendente.
In questo senso, ai fini di tale mediazione, si deve parlare della necessità di assimilare una “Legge” tradizionale aderendo ad essa pienamente, e quindi anche (dove si sia verificata una distinzione tra esoterismo ed exoterismo) di una necessità dell’exoterismo tradizionale; la quale, per l’iniziato, non sarà certo da intendere come un attaccamento all’exoterismo in quanto tale, ma sarà dovuta alla consapevolezza decisiva che attraverso l’exoterismo tradizionale l’iniziato trova il campo d’azione normale per il proprio esoterismo. La legislazione tradizionale, inclusa la sua forma esteriore ed exoterica, è dunque, se rettamente intesa, l’aspetto iniziale e fondamentale con cui si presenta all’uomo l’autorità tradizionale.
Tutto ciò, se applicato agli Occidentali ed alle forme tradizionali ad essi accessibili, significa che chi aspira alla realizzazione iniziatica dovrebbe anzitutto praticare una religione appropriata ad esserne la base, la quale ne sarà un presupposto necessario così come sono necessarie le fondamenta per costruire validamente un edificio, e così come è necessario che chi pretende di essere qualificato per il più sappia fare il meno.
Questa è senza dubbio la ragione profonda per cui, ad esempio, negli antichi statuti della Massoneria si trova appunto la norma secondo cui l’iniziato deve praticare una religione7; il che, aggiungiamo subito, viene a mancare di tutta la sua efficacia operativa se si riduce alla professione di una vaga religiosità, di genere deista, razionalista o “filantropico”. E la mancanza dell’elemento ordinatore rappresentato da un’effettiva ed impegnativa vita religiosa dovrebbe apparire ancor più grave dal momento che è venuto a mancare quell’aspetto iniziatico operativo che era rappresentato dall’esercizio quotidiano e rituale del mestiere.
Come non rendersi conto che, in tali condizioni, la quasi totalità della vita rimane determinata inevitabilmente da fattori e direttive profane, che ben si comprende abbiano finito con l’invadere largamente gli stessi lavori iniziatici dei templi?
Sappiamo bene che, in Occidente, la situazione è quanto mai problematica anche a motivo della frattura e dell’opposizione venutasi a creare tra organizzazioni iniziatiche ed istituzioni religiose, corrispondenti per loro natura al dominio dell’exoterismo tradizionale. Questa frattura è un segno di più del generale decadimento spirituale, ed è tanto più grave in quanto, se da una parte, nella misura in cui esiste, ostacola la possibilità di prendere certe forme religiose (come il Cattolicesimo) quale base exoterica per una realizzazione iniziatica, dall’altra toglie a quelle stesse forme religiose una possibilità di essere vivificate dal di dentro dall’esoterismo, come normalmente dovrebbe avvenire. Ma non per questo pensiamo che sia giustificato ignorare o cercare di eludere una questione fondamentale come quella di trovare una base normale per una “vita tradizionale”.
Aggiungiamo ancora che, evidentemente, è proprio approfondendo tale base normale che si può sperare di creare in se stessi le condizioni per giungere poi ad un contatto proficuo con coloro nei quali si trova per così dire la presenza vivente dello spirito di cui l’exoterismo tradizionale è l’espressione immediatamente accessibile, e che sono gli “Eredi” di Chi sta all’origine della forma tradizionale corrispondente. Del resto, un noto proverbio indù dice che «dove c’è un cela c’è un Guru»8: dove c’è qualcuno qualificato per essere un discepolo vi è certamente anche un Maestro, così come ciascun essere non può non incontrare sulla sua via ciò che corrisponde esattamente alle proprie possibilità interiori.
1 Per chi scriviamo, nel N° 9 di questa rivista.
2 Ci pare assai significativo il caso estremo di coloro presso i quali si trovano associati molto strettamente gli entusiasmi per le ultime “avventure” della scienza e per le più fantastiche suggestioni neospiritualistiche ed occultiste, magari a sfondo “interplanetario”. E il recente movimento verso forme di mentalità e di pensiero “differenti”, che sta ottenendo tanto successo ad esempio attraverso la nota rivista Planète, non è forse l’espressione di una vera passione per uno squilibrio sempre più accentuato?
3 Basterà accennare appena qui alla dottrina indù sul kali-yuga (l’“età oscura”), a quella classica sull’“età del ferro”, a quella nordica sull’“epoca del Lupo” succeduta al “crepuscolo degli Asen”, a quella dei Pellirosse sull’attuale “quarta epoca” destinata a terminare in un grande disastro; nonché ai riferimenti apocalittici e coranici sullo scatenamento delle forze di “Gog e Magog”, e alle note predizioni sull’avvento dell’“Anticristo”, chiamato anche in Oriente il “grande impostore”.
4 S. Matteo, XXIV, 24 e 13.
5 A questo concetto si riferisce ad esempio l’espressiva enunciazione islamica «Morite prima di morire», e cioè: realizzate attivamente la morte in modo da passare al di là di essa prima di subire passivamente la morte naturale. Inteso nel suo pieno senso, ciò corrisponde, nella dottrina indù, all’ottenimento dello stato incondizionato del jîvan-mukta, o della Liberazione realizzata dall’essere che rimane vivente nel mondo umano.
6 Cfr. Il primo lavoro da compiere, nel N° 3 di questa rivista.
7 Tale norma è naturalmente implicita nelle iniziazioni corrispondenti a forme tradizionali il cui exoterismo presenti un aspetto religioso, iniziazioni che sono di fatto inaccessibili a chi non sia integrato in esso. D’altra parte, per dare una corretta impostazione alle questioni che entrano qui in considerazione, è indispensabile tener presente che la Massoneria non è strutturalmente legata ad una forma religiosa determinata, e pertanto può accadere che i suoi membri, secondo le circostanze personali, ambientali e storiche, si integrino nell’una o nell’altra forma religiosa quale base exoterica della propria iniziazione. Su questo argomento ricordiamo quanto già avemmo occasione di osservare nel N° 3 della presente rivista (pagine 137-138).
8 Alcuni nostri contemporanei, forse perché impotenti a superare certe barriere, pretendono che questa affermazione abbia cessato di essere valida: ma non sarebbe preferibile che, invece di emettere o di accettare giudizi del genere senza alcuna conoscenza reale, si preoccupassero piuttosto di cose meno lontane dal loro attuale orizzonte?
Commenti