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Il primo lavoro da compiere

Giovanni Ponte, Rivista di studi tradizionali, 1962 In un nostro precedente articolo *  abbiamo parlato della comprensione teorica come di un presupposto indispensabile per la realizzazione effettiva dell’essere che parte dallo stato umano, realizzazione che, intesa nella sua pienezza, comporta l’integrazione totale delle sue possibilità, fino al Principio di cui ogni cosa non è che una manifestazione limitata e che si trova nascosto in tutti gli esseri. Questa presenza laten

Riflessioni sulla Volontà

René Guénon, nella sua opera Il Re del Mondo [1] , scrive: « Il periodo attuale è dunque un periodo d’oscuramento e di confusione [2] ; le sue condizioni sono tali che, finché per­sisteranno, la conoscenza iniziatica deve necessariamente rimanere nascosta, donde il carattere dei “Misteri” dell’antichità detta “storica” (che non rimonta neppure al prin­cipio di questo periodo) e delle organizzazioni segrete di tutti i popoli: organizzazioni che conferiscono un’iniziazione effe

Vivere il nostro tempo

Giorgio Manara, Rivista di studi tradizionali, aprile-giugno 1962 Che cosa significa vivere il nostro tempo? Intendendo questa espressione nel suo significato più letterale ed immediato, non vi è dubbio che ogni essere soggetto alla condizione temporale vive il proprio tempo, cioè compie le proprie possibilità corrispondenti momento per momento a quella condizione. Quando però si parla di vivere il nostro tempo come di una norma a cui si può anche sfuggire, il significato è u

Conoscenza tradizionale e scienza moderna 

G. Ponte  - Rivista di studi tradizionali 1961 Nonostante il diffondersi di una giustificata diffidenza intorno alla scienza moderna, la fiducia ingenua nel suo valore conoscitivo permane, almeno nel grosso pubblico. Diciamo nel grosso pubblico, perché molti scienziati hanno dovuto accorgersi sempre più chiaramente che tale valore conoscitivo manca: le loro costruzioni ipotetiche, sempre più convenzionali e rapidamente mutevoli, non permettono infatti minimamente di avvicinar

La vocazione

René Guénon, nella sua opera Il Re del Mondo [1] , scrive: « Il periodo attuale è dunque un periodo d’oscuramento e di confusione [2] ; le sue condizioni sono tali che, finché per­sisteranno, la conoscenza iniziatica deve necessariamente rimanere nascosta, donde il carattere dei “Misteri” dell’antichità detta “storica” (che non rimonta neppure al prin­cipio di questo periodo) e delle organizzazioni segrete di tutti i popoli: organizzazioni che conferiscono un’iniziazione effe

Individuo e funzione tradizionale

Le funzioni tradizionali sono ricoperte da individui che si susseguono nel tempo e, ognuna al proprio livello, rappresentano in qualche modo o aspetto il profeta o il capostipite che ha ricevuto e trasmesso la propria tradizione. La funzione nel nostro mondo rappresenta quindi la parte visibile di una catena che riceve, convoglia ed elargisce influenze spirituali che discendono dal mondo celeste; analogamente a una presa elettrica, che può svolgere il suo lavoro solo se è rea

L'erba del vicino

Nei precedenti interventi abbiamo visto da una parte come ogni iniziato sia chiamato a lavorare simbolicamente al proprio giardino, dall’altra l’importanza dell’osservare il prossimo in quanto specchio delle proprie realtà interiori. Se ne deduce che può essere utile guardare i giardini dei vicini, per trarre indicazioni su come migliorare la lavorazione del proprio; se però guardare gli altri diventa un fine in sé, porta a far dimenticare il proprio dovere e diviene una piet

Omnia munda mundis

«Tutto è puro per i puri; ma per i contaminati e gli infedeli nulla è puro; sono contaminate la loro mente e la loro coscienza». (S. Paolo  Lettera a Tito , I, 15). È nella natura umana vedere negli altri riflesso ciò che siamo: chi è puro sarà portato a vedere il bene ovunque, mentre chi è impuro e infedele vedrà il male tutto intorno a lui. Alcune citazioni dell’opera “La vita tradizionale è la sincerità” dello Shaykh Muḥammad Tâdilî confermano questa realtà: «tu sei lo spe

I caratteri dell’uomo Vero

La descrizione dell’uomo vero, e per trasposizione anche dell’uomo universale, è racchiusa in questo detto sufi: “Egli è alto come i Cieli, paziente come la terra, saldo come le montagne, generoso come il mare, coperto come la notte e luminoso come il sole”. Questo permette di intuire come la realizzazione passi attraverso un processo di universalizzazione che porta a inglobare e sintetizzare nel foro interiore dell’essere qualità presenti in elementi del mondo sensibile, che

Alcune considerazioni sull’aspirazione

René Guénon, nella sua opera Il Re del Mondo [1] , scrive: « Il periodo attuale è dunque un periodo d’oscuramento e di confusione [2] ; le sue condizioni sono tali che, finché per­sisteranno, la conoscenza iniziatica deve necessariamente rimanere nascosta, donde il carattere dei “Misteri” dell’antichità detta “storica” (che non rimonta neppure al prin­cipio di questo periodo) e delle organizzazioni segrete di tutti i popoli: organizzazioni che conferiscono un’iniziazione effe

La nobiltà di carattere

“La nobiltà di carattere, è tutto il taṣawwuf. Essa presuppone la rinuncia al desiderio di comandare tra i fuqarâ’ , la rinuncia alla brama dell’ostentazione e degli onori. Il faqîr non dovrà vantarsi di superare i fuqarâ’  con la sua scienza ( ‘ilm ), la sua conoscenza ( m‘arifah ) o la sua ricchezza, ma penserà per prima cosa al suo ritardo nel liberarsi dalle passioni della sua anima e a precedere (i suoi fratelli) nella ricerca di tutto ciò che può soddisfarli” [1] .   Co

Il lievito spirituale

In un poema dello Scheikh Tadili un faqir esclama: Oh miei fratelli, il mio impasto non è fermentato e sono venuto dallo Scheikh Tadili perché mi dia il lievito, e lo Scheikh Tadili è il mio protettore.   Il simbolismo del lievito qui evocato è particolarmente significativo: per fare del buon pane non sono sufficienti la farina, l’acqua, il sale e tanto lavoro per preparare l’impasto; è necessario il lievito che lo fa fermentare e crescere con il giusto volume in modo armonio

Focalizzarsi sull’essenziale!

“Se desideri che il tuo cammino s’abbrevi così da giungere rapidamente all’attuazione, pratica le opere “necessarie” ( al-wâjibât ) e quelle “supererogatorie fermamente raccomandate” ( ma taaka-da mîn nawâfili-l-khayrât ); apprendi dalla scienza esteriore ciò che è indispensabile per servire Dio, ma non attardarti in essa, poiché non ti vien chiesto d’approfondirla; devi approfondire invece la scienza interiore; e combatti la cupidigia; allora vedrai meraviglie” . [1]   Quest

Una considerazione sull’élite intellettuale

Vi sono molti rischi legati a una cattiva comprensione della dottrina tradizionale e uno dei temi più pericolosi è quello che concerne “l’élite intellettuale”.  L’espressione “élite intellettuale” può essere utilizzata per indicare l’insieme degli esseri che sono in uno stato di coscienza di prossimità con il centro del mondo, prossimità più o meno accentuata a seconda dei contesti in cui viene utilizzata questa espressione. Questo concetto, se mal interpretato, induce l’esse

El-Faqr

René Guénon, Le Voile d’Isis , ottobre 1930 L’essere contingente può venire definito come quello che non possiede in se stesso la propria ragione sufficiente; un tale essere, di conseguenza, non è nulla per se stesso, e nulla di ciò che egli è gli appartiene in proprio. Tale è il caso dell’essere umano in quanto individuo, come pure di tutti gli esseri manifestati, in qualsivoglia stato, perché, quale che sia la diversità fra i gradi dell’Esistenza universale, essa è pur semp

I tre libri

In verità, nella creazione dei cieli e della terra e nell'alternarsi della notte e del giorno, ci sono certamente segni per coloro che hanno intelletto  (Corano, sura 3, versetto 190).   Il versetto indicato fa emergere come in un percorso di ricerca spirituale non sia opportuno limitarsi al libro sacro della propria tradizione, bensì prendere come supporto di riflessione anche quello dell’universo. Un detto sufi conferma questa prospettiva e indica che l’iniziato deve lavora

Et-Tawhîd

René Guénon, Le Voile d’Isis , luglio 1930 La dottrina dell’Unità, cioè l’affermazione che il Principio di ogni esistenza è essenzialmente Uno, è un punto fondamentale comune a tutte le tradizioni ortodosse, e anzi possiamo dire che è proprio su questo punto che la loro identità di fondo appare con la massima chiarezza, manifestandosi fin nell’espressione stessa. Infatti, quando si tratta dell’Unità, ogni diversità scompare, ed è solo scendendo verso il molteplice che le diff

La chiave e il giardino

Lo Shaykh Muhammad Tâdilî soleva dire ai suoi discepoli: “La Via è un giardino, il Patto ne è la chiave e ognuno di noi è al proprio giardino che deve lavorare”. Questo pensiero semplice e profondo mette in evidenza il senso e le dinamiche del lavoro iniziatico. È come se un abile giardiniere avesse fornito al suo apprendista le chiavi di un giardino incolto da risanare così da farne emergere le piene potenzialità. Egli normalmente non interverrà direttamente, ma fornirà al s

Il matrimonio fra lo Spirito e l'anima

Mulay Muhammad Al-‘Arabî ad-Darqâwî al-Hasani [1] (1737 ca.-1823), noto maestro spirituale ( sheikh) marocchino , trascorse parte della sua vita a Fez, dove nel 1768 incontrò il suo maestro, Scheikh ‘Alî al-Jamal, ricevendone il patto iniziatico seguito da due anni di profondi insegna­menti. Inviato dopo questo periodo presso la sua tribù natale, i Beni Zarwâl, a Bou Brih, sulle colline a nord-est di Fez, qui fondò la confraternita iniziatica ( tariqa ) che prese da lui il n

La scorza e il nocciolo

(El-Qishr wa’l-Lobb) [1] È questo il titolo di uno dei numerosi trattati di Seyyidî Mohyiddîn ibn Arabî, che esprime in forma simbolica i rapporti fra l’exoterismo e l’esoterismo, paragonati rispettivamente all’involucro di un frutto e alla sua parte più interna, la polpa o il nocciolo. [2]  L’involucro o la scorza ( el-qishr ) è la sharîah , cioè la legge religiosa esteriore, che si rivolge a tutti ed è fatta per essere seguita da tutti, come indica del resto il senso di «st

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