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Chi è Abramo?

  • 23 ago
  • Tempo di lettura: 6 min

Il nome Abramo significa “Padre di molti” egli è quindi il Patriarca per eccellenza[1].

«Non ti chiamerai più Abram ma ti chiamerai Abraham perché pa­dre di una moltitudine di popoli ti renderò»[2].

La sua storia è caratterizzata dalla rinuncia a qualunque attaccamen­to per seguire con amore tutti gli ordini che riceve da Dio. Abramo ab­bandona i suoi beni, la sua casa, la sua patria, la sua famiglia, il suo popolo, il suo primogenito e sua madre, lasciandoli soli nel deserto, ed è pronto ad immolare il suo proprio figlio (sulla roccia di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente).

Questo recidere gli attaccamenti che legano al mondo di quaggiù è simbo­licamente rappresentato dal rito della circoncisione, istituito da Dio proprio tramite Abramo e trasmesso a tutta la sua discendenza di sesso maschile.

«Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra di voi ogni ma­schio. Vi lascerete circoncidere la carne del vostro membro e ciò sarà il segno dell’alleanza tra me e voi»[3].

È da questo distacco che nasce il vero monoteismo e l’alleanza con Dio, che in cambio colma di doni lui e la sua discendenza, come appa­re da questi versetti:

«Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della ter­ra, perché tu hai obbedito alla mia voce»[4].

«Renderò la tua discendenza numerosa come le stelle del cielo e concederò alla tua discendenza tutti questi territori: tutte le nazioni della terra saranno benedette per la tua discendenza»[5].

«La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E saranno benedette per te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra»[6].

Da notare che Abramo ebbe numerosi figli: il primo, Ismaele, figlio di Agar diede origine direttamente alle 12 tribù da cui discende il po­polo ismaelita[7], Isacco, figlio di Sara, ebbe due figli Esaù e Giacobbe e quest’ultimo diede origine alle 12 tribù d’Israele. Dopo la morte di Sara, Abramo si sposò con Ketura che generò altri sei figli dai quali sarebbero nate le tribù arabe meridionali e orientali.

Nel Corano è ribadita la totale sottomissione di Abramo a Dio: «Chi mai può scegliere una vita tradizionale (dîn) migliore di questa: sotto­mettere il proprio volto a Dio facendo del bene ai propri simili (muhsin), e seguire la comunità di Abramo da monoteisti (hanîfan)? Dio si è scelto Abramo come amico intimo (Khalîl[8])»[9].

Egli è colui che rifiuta il politeismo dei suoi padri e per questo ab­bandona la sua terra natale. Ecco come la sura dei Profeti racconta la frattura tra Abramo e il suo popolo:

«Ricorda quando egli disse a suo padre e al suo popolo: “Che cosa sono questi simulacri ai quali siete devoti?”. Risposero: “Abbiamo trovato che anche i nostri padri li adoravano”. “Ebbene – disse – voi e i vostri padri siete in manifesto errore”.

Chiesero: “Ci porti la verità o stai scherzando?”. Al contrario – rispo­se – il vostro Signore è il Signore dei cieli e della terra, che Egli creò, e di questo io vi porto testimonianza”. “Giuro per Dio che tramerò un’in­sidia contro i vostri idoli quando ve ne sarete andati, quando avrete vol­tato le spalle”. E li ridusse tutti in pezzi tranne il più grande perché poi, magari, lo accusassero. “Chi ha fatto questo ai nostri dèi? – dissero. – È uno dei colpevoli”. Alcuni risposero: “Abbiamo udito un giovane parla­re male di loro; si chiama Abramo”. Gridarono: “Portatelo qui, sotto gli occhi degli uomini, perché possano testimoniare contro di lui”. Chiese­ro: “Sei stato tu, Abramo, che hai fatto questo ai nostri dèi?”. Rispose: “No, è stato il più grande di loro. Interrogate questi idoli, se possono parlare”. Allora tornarono in sé ed esclamarono: “I colpevoli siete voi”. Ma poi ricaddero nell’antico errore e gli dissero: “Sai bene che non parla­no”. Allora Abramo disse: “Adorate chi non sa giovarvi né recarvi dan­no, anziché Dio? Vergogna a voi e a quelli che adorate anziché Dio. Non capite?”. Gridarono: “Bruciatelo, e soccorrete i vostri dèi, se volete fare qualcosa”. Ma Noi dicemmo: “Fuoco, sii fresco e dolce per Abramo”.

Volevano fargli del male ma Noi li rendemmo i massimi perdenti, e salvammo lui e Lot nella terra benedetta da Noi per i mondi; gli ab­biamo donato Isacco e Giacobbe e di tutti facemmo dei buoni, delle guide che indicassero agli uomini il Nostro ordine. Abbiamo rivelato loro le buone azioni da fare, la preghiera da compiere e l’elemosina da dispensare; essi adoravano soltanto Noi»[10].

Abramo, in quanto hanîf, è il vero monoteista, il prototipo o l’arche­tipo del puro credente e come tale non appartiene alle forme tradizio­nali che sono venute dopo di lui ma ne è piuttosto l’origine comune.

«Alza il viso alla vita tradizionale (dîn), da monoteista (hanîf), se­condo la Natura Prima (fitra) che Dio ha dato agli uomini. Non c’è cambiamento nella creazione di Dio, la vita tradizionale retta è quel­la, ma la gran parte degli uomini non sa nulla»[11].

Abramo è passato alla storia anche come costruttore, egli, infatti, è chiamato da Dio alla ricostruzione della Kaaba, opera che compie assi­stito dal suo primogenito Ismaele.

Presentiamo ora un estratto dell’opera dello storico arabo Tabarî[13] nel quale è descritta la costruzione della Kaaba a opera di Abramo e Ismaele.

«Ora Dio fece partire Abramo, dicendo: Vai, recati alla Mecca da Ismaele, riunite i vostri sforzi ed erigete il tempio della Mecca. Dio ha detto: «Ricorda quando demmo per abitazione ad Abramo il luogo della Kaaba, ecc.»[14]. Queste parole significano: Ho fatto conoscere ad Abramo l’ubicazione della casa visitata. Dio ha parlato così, perché, in origine, quando la casa visitata fu portata sulla terra e fu posta nel luogo occu­pato dal tempio della Mecca, Adamo partiva ogni anno dalla montagna di Serândîb, si recava alla casa visitata e ne faceva il giro in proces­sione. Adamo continuò a visitare quel luogo per tutta la sua vita. Più tardi, al tempo di Noè, quando sopraggiunse il diluvio, la casa visitata fu portata in cielo, e il luogo che aveva occupato era vuoto quando Dio disse ad Abramo: Parti, vai alla Mecca e costruisci una casa sul luogo dove era la casa visitata, affinché tu abbia la gloria di aver costruito questa casa, come hai la gloria di aver fatto molte altre cose.

Ora Ismaele era cresciuto, si era sposato e aveva avuto dei figli. Ogni anno Abramo partiva per andare a trovare Ismaele e rendergli visita. L’anno in cui accaddero gli avvenimenti che riportiamo, Abramo andò a trovare Ismaele. Lo trovò su una montagna, intento a tagliare delle frecce per la caccia, e gli disse: Figlio mio, Dio mi ha ordinato di edi­ficare una casa insieme a te. Ismaele rispose: Sono pronto a obbedire, padre mio. Allora entrambi si apprestarono a costruire questa casa; ma Abramo ignorava la maniera con cui gli edifici dovevano essere co­struiti e le loro dimensioni. Dio inviò una nuvola della grandezza della Kaaba, affinché l’edificio fosse costruito nello spazio coperto dall’om­bra di quella nuvola, e fosse della grandezza di quella stessa ombra. Alcuni dicono che un serpente venne e fece conoscere le proporzioni che doveva avere questa casa. Dopo di ciò, Abramo e Ismaele iniziarono a scavare le fosse per le fondamenta; diedero loro la profondità della statura di un uomo. Elevarono poi le fondamenta sino al livello del suolo. Dopo di che, tagliarono delle pietre dalle montagne vicine per costrui­re i muri dell’edificio. Dio ha detto: «Quando Abramo e Ismaele sta­vano elevando le fondamenta della casa, dicevano: Signore, accetta da noi questa casa, giacché Tu sei colui che ascolta e che conosce. Signore, fai anche che noi ti siamo consacrati, ecc.»[15].

Abramo si mise poi a costruire e Ismaele gli dava le pietre; Ismaele faceva da manovale e Abramo da muratore.

Ora, quando il muro fu a una certa altezza, Abramo mise una pietra sotto i suoi piedi, per raggiungerne la parte superiore. Abramo premette con forza su questa pietra, e la forma del suo piede vi rimase impressa. La pietra di cui parliamo è quella che oggi si chiama Makam-Ibrahîm.

Quando ebbero terminato la Kaaba, dissero: “Signore, ricevi da noi questa casa”».

 

Bruno Montolio



[1] Anche Dante nella Divina Commedia lo definisce “Abraàm patriarca”, dove Virgilio spiega come l’anima di Abramo sia stata liberata dal Limbo e resa beata in Paradiso dal passaggio di Cristo nel tempo intercorso fra la morte e la resurrezione (Inferno, IV, 56).

[2] Genesi, 17, 5.

[3] Genesi, 17, 10-11.

[4] Genesi, 22, 18.

[5] Genesi, 26, 4.

[6] Genesi, 28, 14.

[7] Cf. Genesi, 25, 13-16.

[8] Il termine Khalîl contiene il senso di interpenetrare, impregnare; l’amico intimo di Dio è quindi colui che è impregnato delle Sue Qualità. Cf. Ibn ‘Arabî, Le Livre des Chatons des Sagesses, Al-Bouraq, Beyrouth, 1998, Tomo I, cap. 5.

[9] Corano, 4, 125.

[10] Corano, 21, 52-74.

[11] Corano, 30, 30.

[12] In ricordo dell’accoglimento da parte di Dio della richiesta di Abramo di avere una discendenza.

[13] Tabarî, La Chronique, Hisoire des prophètes et des rois, Sindibad, Arles, 2001, Vol. I.

[14] Corano, 22, 26.

[15] Corano, 2, 127 e segg.

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