Provvidenza, Volontà, Destino: un’interpretazione simbolica del teorema di Pitagora
- 18 gen
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Albano Martín De La Scala, “Lettera e Spirito”, Dicembre 2014
René Guénon, nella sua opera Il Re del Mondo[1], scrive: «Il periodo attuale è dunque un periodo d’oscuramento e di confusione[2]; le sue condizioni sono tali che, finché persisteranno, la conoscenza iniziatica deve necessariamente rimanere nascosta, donde il carattere dei “Misteri” dell’antichità detta “storica” (che non rimonta neppure al principio di questo periodo) e delle organizzazioni segrete di tutti i popoli: organizzazioni che conferiscono un’iniziazione effettiva là dove sussiste ancora una vera dottrina tradizionale, ma che non ne offrono più che l’ombra quando lo spirito di questa dottrina ha cessato di vivificare i simboli che non ne sono che la rappresentazione esteriore, e questo perché, per diverse ragioni, ogni legame cosciente con il centro spirituale del mondo ha finito coll’essere rotto, ciò che è il senso più particolare della perdita della tradizione, quello che concerne particolarmente questo o quel centro secondario, che cessa d’essere in relazione diretta ed effettiva con il centro supremo.
Si deve dunque […] parlare di qualcosa che è nascosto piuttosto che veramente perduto, poiché non è perduto per tutti e certuni lo posseggono ancora integralmente; e, se così è, altri hanno sempre la possibilità di ritrovarlo, purché lo cerchino come si conviene, vale a dire purché la loro intenzione sia diretta in tal guisa che, mediante le vibrazioni armoniche che essa risveglia secondo la legge delle “azioni e reazioni concordanti”[3], essa possa metterli in effettiva comunicazione spirituale con il centro supremo[4]. Questa direzione dell’intenzione ha d’altronde, in tutte le forme tradizionali, la sua rappresentazione simbolica; intendiamo parlare dell’orientazione rituale: essa, infatti, è propriamente la direzione verso un centro spirituale che, qualunque esso sia, è sempre un’immagine del vero “Centro del Mondo”[5]».
Tra le virtù richieste allo sviluppo spirituale, non ve n’è una più importante e attualmente meno reputata della “Fede”. L’espressione “fede cieca” pare assimilare questa qualificazione a una credenza piena dell’individuo, ma incapace d’orientare l’aspirazione alla Conoscenza effettiva. Tenteremo, al contrario, di mostrare che la Fede si trova in stretta relazione con l’intellettualità più elevata, essendo un elemento centrale per la corretta orientazione dell’intenzione e, secondo la citazione che apre il nostro articolo, stabilire una “comunicazione spirituale effettiva con il centro supremo”.
Riferendosi alla dottrina pitagorica, illustrata da Fabre d’Olivet[6], René Guénon fa notare come «la Volontà rafforzata[7] dalla fede (dunque associata con ciò stesso alla Provvidenza) poteva soggiogare la Necessità stessa, comandare alla Natura, e operare miracoli»[8]. Questa frase è carica di significati. Innanzi tutto, mette in evidenza lo stretto vincolo tra Fede e Provvidenza, ossia la Volontà del Cielo. Di fatto, le prime due sarebbero come le due facce della seconda; la Fede sarebbe la Volontà del Cielo secondo una prospettiva ascendente, la Provvidenza secondo una prospettiva discendente, sempre in relazione alla percezione umana. La Fede potrebbe dunque essere considerata come il punto d’unione tra la Volontà del Cielo e quella dell’uomo, attraverso il quale la prima agisce sulla seconda o, più esattamente, come la virtù che permette la loro identificazione (distruggendo l’illusione separativa).
Nella Fede abbiamo quindi la chiave per la vittoria dell’uomo sul Destino. Nella misura in cui cede alla sua Volontà umana (o Libero Arbitrio), sarà preda della fatalità; nella misura in cui ha Fede, potrà rendersi “trasparente” alla Volontà del Cielo affinché governi i suoi passi e così “soggiogare la Necessità stessa, comandare alla Natura, e operare miracoli”, vale a dire, liberarsi dalle pastoie del suo Destino di uomo mortale.
L’espressione di questa relazione nella vita dell’uomo è data da un simbolo al quale il Pitagorismo accorda una grande importanza, ereditato in Occidente e tuttora tenuto in gran considerazione dalla Massoneria. Si tratta del triangolo rettangolo di proporzioni 3-4-5, le cui proprietà sono presentate nella proposizione 47 del Libro I degli Elementi di Euclide, ben noto come Teorema di Pitagora. Non per nulla, questa figura costituisce il “gioiello” o insegna propria del Past Master[9] e, privo dell’ipotenusa, del Venerabile Maestro di una Loggia.
La dottrina tradizionale indica in questo triangolo l’equilibrio tra la Provvidenza (lato 3), la Volontà umana (lato 4) e il Destino (lato 5), essendo questa relazione d’equilibrio a permettere d’avanzare armoniosamente nel cammino spirituale[10] (cf. Fig. 1).
Infatti, la Tradizione attraverso i testi sacri c’insegna che l’uomo, “creato a immagine e somiglianza di Dio”, è di diritto situato nel Centro del nostro mondo o, secondo un vocabolario più tecnico, del nostro stato di manifestazione[11]. Da questa posizione privilegiata egli è chiamato a esercitare la funzione d’intermediario fra tutti gli altri esseri, dei quali è responsabile, e il Principio Universale dal quale tutto trae origine. Questa condizione, propriamente paradisiaca, è propria all’Uomo Vero o Primordiale[12] e si riferisce a quella che la tradizione greco-romana denominava Età dell’Oro. Tuttavia, un cattivo uso del maggior dono che Dio abbia concesso all’uomo (la Volontà o Libero Arbitrio) provocò quel che in termini biblici è nota come “Caduta”, ossia la perdita effettiva della centralità di cui stiamo parlando. Da quel momento, l’uomo, allontanato dal suo luogo naturale, spinto alla propria volontà d’affermazione individuale, imbocca una discesa che lo trascina sempre più in basso, lontano dalla divina Provvidenza, soggetto conseguentemente alle vicissitudini del Destino e alla sofferenza.
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Figura 1
Il vertice superiore del triangolo rappresenta il Centro dello Stato umano, ossia la posizione spettante di diritto all’Uomo Vero, culmine della restaurazione umana. Il cateto verticale uscente dal vertice, il lato 3 del triangolo, rappresenta la Provvidenza, e il cateto orizzontale la Volontà umana. Si vede chiaramente come la rottura di quest’equilibrio 3-4-5 a causa del cattivo uso del Libero Arbitrio e dello sviluppo della Volontà aumenti corrispondentemente il peso del Destino con l’allontanamento dell’individuo dalla direzione assiale, cioè dalla Provvidenza e in definitiva dallo Stato centrale. La mentalità moderna, ignorando l’esistenza di un Ordine risultante dall’espressione nella manifestazione di un Principio Universale di carattere sovrumano, impegna la Volontà umana in un processo d’affermazione dell’individualità, unica realtà esistente secondo la sua percezione, alimentando l’ego in un processo propriamente indefinito. Ora, questa forza di Volontà può applicarsi ugualmente in senso contrario, quantunque per questo sia necessario riconoscere l’azione della Provvidenza. Quando ciò avviene, quando l’individuo si rende conto dell’esistenza di una “Volontà del Cielo”, della quale la propria non è che un semplice riflesso, e prende la determinazione innanzi tutto di riconoscerla e in seguito di sottomettersi a essa, il senso della Volontà sul cateto orizzontale s’inverte: invece di lanciarsi verso l’esteriore in una corsa senza fine, si dirige verso il centro del proprio essere, la Volontà[13] si riduce e così anche l’influenza del Destino, avvicinandolo alla Provvidenza. Questo cambio d’orientamento, per divenire effettivo e non cadere in un semplice esercizio mentale, non può prescindere dall’Iniziazione, che stabilirà il vincolo fra la Provvidenza e l’individuo[14].
L’“equilibrio” del triangolo pitagorico si trova nella perfetta armonia delle proporzioni dei suoi tre elementi. La tensione e il progresso della Volontà verso quest’equilibrio consentono all’iniziato di avvicinarsi alla Provvidenza riducendo gradualmente l’influenza del Destino[15]. Portare l’iniziato a raggiungere dapprima, e poi stabilizzare questa proporzione, è precisamente il lavoro proprio di un’organizzazione iniziatica. A ogni individuo corrisponde una propria figura triangolare che ne riflette la condizione (non esistono due esseri uguali), in un lavoro iniziatico operativo le indicazioni che riceverà saranno specifiche alla sua natura propria, la situazione personale che attraversa e l’ambiente vitale nel quale si dispiega. Anche se può sembrare contraddittorio con quanto osservato sopra, è possibile che tali indicazioni vadano nel senso di un lavoro di rafforzamento della Volontà, evidentemente quando questa si trovi al di sotto della condizione d’equilibrio perché troppo debole.
In ogni modo, è importante rimarcare che l’inizio di questo processo di “ritorno” alla Provvidenza, segnato dal cambio d’orientazione nell’applicazione della Volontà, è determinato dalla capacità di riconoscere un Principio trascendente e di sottomettersi a esso, capacità che non è altro che la Fede, e questo dà il giusto peso al suo grado d’importanza come elemento di realizzazione.
Non era nostra l’intenzione condurre uno studio esaustivo di tutte le possibilità simboliche racchiuse nel triangolo pitagorico 3-4-5, cosa peraltro impossibile stante la natura del simbolo, con indefinite interpretazioni possibili, ma solo porre in evidenza la profondità di uno dei significati che gli sono propri. Forse non sarebbe privo d’interesse studiare la relazione tra questo e la rappresentazione simbolica della manifestazione, magistralmente descritta ne Le Symbolisme de la Croix[16]. Speriamo che queste brevi note possano contribuire a ridare alla Fede il posto che riteniamo le spetti, così come gettare un po’ di luce sull’importanza che ha l’eredità del Pitagorismo, secondo René Guénon, nell’unica iniziazione dal carattere propriamente occidentale che è sopravvissuta fino a oggi[17]. Lasciamo al lettore interessato l’approfondimento delle questioni toccate dal presente studio, limitandoci solo a notare ancora come il “gioiello” del Past Master in una Loggia massonica non possa essere che il triangolo pitagorico stesso[18].
[1] R. Guénon, Le Roi du Monde, Éditions Traditionnelles, Paris, 1950, cap. VIII: Le centre suprême caché pendant le Kali-Yuga. Le note che si riferiscono alla citazione sono dello stesso Guénon.
[2] L’inizio di quest’età è rappresentato segnatamente, nel simbolismo biblico, dalla Torre di Babele e dalla “confusione delle lingue”. […]
[3] Quest’espressione è mutuata dalla dottrina taoista; d’altra parte, noi qui prendiamo la parola “intenzione” in un senso che è assai esattamente quello dell’arabo niyah, che abitualmente si traduce così, e questo senso è d’altronde conforme all’etimologia latina (da in-tendere, tendere verso).
[4] Quanto abbiamo appena detto permette d’interpretare in un senso molto preciso queste parole del Vangelo: «Cercate e troverete; chiedete e riceverete; bussate e vi sarà aperto». – Ci si dovrà naturalmente riferire qui alle indicazioni che abbiamo già dato a proposito della “retta intenzione” e della “buona volontà”; e si potrà così completare agevolmente la spiegazione di questa formula: Pax in terra hominibus bonæ voluntatis.
[5] Nell’Islam, quest’orientazione (qiblah) è come la materializzazione, se così si può dire, dell’intenzione (niyah). L’orientazione delle chiese cristiane è un altro caso particolare che si riferisce essenzialmente alla stessa idea.
[6] A. Fabre d’Olivet, Les Vers Dorés de Pythagore expliqués, Treuttel & Würtz, Paris, 1813.
[7] Il termine utilizzato da Fabre d’Olivet, “évertuée”, richiama l’idea di “dotare di virtù”.
[8] R. Guénon, La Grande Triade, Revue de la Table Ronde, Paris/Nancy, 1946, cap. XXI: Providence, Volonté, Destin. Cf. anche A. Fabre d’Olivet, cit., Examens des Vers Dorés (Verso 12).
[9] Maestro che ha completato il venerabilato, massima responsabilità in un’Officina.
[10] «L’equilibrio tra la Volontà e la Provvidenza da una parte e il Destino dall’altra era simboleggiato geometricamente dal triangolo rettangolo i cui lati sono proporzionali rispettivamente ai unmeri 3, 4 e 5, triangolo al quale il Pitagorismo attribuiva una grande importanza, e che, ancora per una notevolissima coincidenza, ne ha altrettanta nella tradizione estremo-orientale. Se la Provvidenza è rappresentata da 3, la Volontà umana da 4 e il Destino da 5, in questo triangolo si ha: 32+42=52; l’elevazione dei numeri alla seconda potenza indica che questo si riferisce al dominio delle forze universali, ossia propriamente al dominio animico, quello che corrisponde all’Uomo nel “macrocosmo”, e al centro del quale, in quanto termine mediano, si situa la volontà nel “microcosmo”» (cf. R. Guénon, La Grande Triade, cit., cap. XXI: Providence, Volonté, Destin).
[11] Per una piena comprensione della dottrina degli stati molteplici dell’essere, cf. R. Guénon, Le Symbolisme de la Croix, Véga, Paris, 1950.
[12] Dunque anche all’Uomo Universale, indistinguibile dall’Uomo Vero per gli esseri individuali (cf. R. Guénon, La Grande Triade, cit., cap. XVIII: L’homme véritable et l’homme transcendant «[…] colui che ha superato lo stato umano, elevandosi lungo l’asse agli stati superiori, è con ciò stesso “perso di vista”, se si può esprimersi così, per tutti coloro che sono in questo stato e non sono ancora pervenuti al suo centro, compresi coloro che possiedono dei gradi iniziatici effettivi, ma inferiori a quello di “uomo vero”. Costoro non hanno pertanto alcun mezzo per distinguere l’“uomo trascendente” dall’“uomo vero”, giacché, dallo stato umano, l’“uomo trascendente” può essere scorto soltanto mediante la sua “traccia” (8), e questa “traccia” è identica alla figura dell’“uomo vero”; da questo punto di vista, l’uno è dunque realmente indiscernibile dall’altro»).
[13] È importante chiarire che, quando parliamo di Volontà ci riferiamo qui al Libero Arbitrio e non a ciò che conosciamo come “forza di volontà”, quest’ultima imprescindibile per ogni iniziato e che, al contrario, si rafforza e unifica con lo sviluppo spirituale.
[14] Per più ampi approfondimenti sull’iniziazione e le sue condizioni vedasi il n. I di questa rivista dedicato all’Aspirazione iniziatica e il suo rapporto con il Centro del Mondo.
[15] «La Volontà umana, unendosi alla Provvidenza e collaborando coscentemente con essa 1, può equilibrare il Destino e arrivare a neutralizzarlo – 1 Collaborare così con la Provvidenza, è ciò che si chiama propriamente, nella terminologia massonica, lavorare alla realizzazione del “piano del Grande Architetto dell’Universo” (cf. Aperçus sur l’Initiation, cap. XXXI).» (cf. R. Guénon, La Grande Triade, cit., cap. XXI: Providence, Volonté, Destin).
[16] R. Guénon, Le Symbolisme de la Croix, cit.
[17] Cf. R. Guénon, Aperçus sur l’Initiation, cit., cap. XIV: Des qualifications initiatiques.
[18] «[…] la possibilità d’aberrazione sussiste finché l’essere non è ancora reintegrato nello “stato primordiale”, ma cessa d’esistere non appena abbia raggiunto il centro dell’individualità umana; e per questo si può dire che colui che è pervenuto a questo punto, ossia alla compiutezza dei “piccoli misteri”, è già virtualmente “liberato”, benché non possa esserlo effettivamente che quando avrà percorso la via dei “grandi misteri” e realizzato alla fine l’“Identità Suprema”» (cf. R. Guénon, Aperçus sur l’Initiation, cit., cap. XXXIX: Grands mystères et petits mystères).

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