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I tre libri

  • 23 nov 2025
  • Tempo di lettura: 1 min

In verità, nella creazione dei cieli e della terra e nell'alternarsi della notte e del giorno, ci sono certamente segni per coloro che hanno intelletto (Corano, sura 3, versetto 190).

 

Il versetto indicato fa emergere come in un percorso di ricerca spirituale non sia opportuno limitarsi al libro sacro della propria tradizione, bensì prendere come supporto di riflessione anche quello dell’universo.

Un detto sufi conferma questa prospettiva e indica che l’iniziato deve lavorare per essere “alto come i cieli, paziente come la terra, saldo come le montagne, generoso come il mare, coperto come la notte e luminoso come il sole”.

Questo suggerimento lascia intuire come la realizzazione passi attraverso un processo di universalizzazione, che porta a inglobare e sintetizzare nel foro interiore dell’essere qualità presenti in elementi del mondo sensibile; esse appaiono esternamente come opposte ma in realtà si ritrovano unificate nel loro centro comune. Le verità profonde si celano negli opposti.

Riflettendo sul libro sacro della propria tradizione e su quello dell’universo si comprenderà che vi è un terzo libro: quello della propria coscienza.

È solo mettendo in risonanza questi tre libri e navigando in questi tre mari che l’uomo potrà imparare gradualmente a conoscere se stesso e avvicinarsi così al proprio Principio, poiché: “Chi conosce se stesso conosce il suo Signore” (Hadith).

 

Quanto precede dovrebbe tranquillizzare quegli occidentali che nel loro cammino di ricerca spirituale hanno abbracciato la tradizione islamica e si sentono penalizzati dal fatto di non poter cogliere sottigliezze e sfumature della lingua araba presenti nel Corano: gli altri due libri potranno aiutarli a colmare questa lacuna!

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