La nobiltà di carattere
- ilsufismo
- 11 dic 2025
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“La nobiltà di carattere, è tutto il taṣawwuf.
Essa presuppone la rinuncia al desiderio di comandare tra i fuqarâ’, la rinuncia alla brama dell’ostentazione e degli onori. Il faqîr non dovrà vantarsi di superare i fuqarâ’ con la sua scienza (‘ilm), la sua conoscenza (m‘arifah) o la sua ricchezza, ma penserà per prima cosa al suo ritardo nel liberarsi dalle passioni della sua anima e a precedere (i suoi fratelli) nella ricerca di tutto ciò che può soddisfarli”[1].
Con il patto iniziatico discende nel cuore del neofita un seme di natura spirituale che è eterno e non può corrompersi. Questo seme germoglierà solo se troverà un terreno fertile, altrimenti resterà in attesa, come assopito. Il passaggio dello Sheikh Tadili indica il carattere di un terreno fertile.
Qualora il faqir tenda a queste caratteristiche il seme benedetto potrà cominciare a germogliare; se ciò avverrà arriveranno altri aiuti dal Cielo: con le benedizioni e le scienze che discenderanno nel cuore - rappresentate rispettivamente dalla pioggia e dalla luce del sole - aumenteranno la fede, il gusto per le cose spirituali, l’amore per Allah, per il Profeta, per il proprio sheikh, per i fratelli e per tutto l’universo.
Si creerà quindi un circolo virtuoso che rinforzerà sempre più la purezza e la fertilità del terreno e parallelamente la crescita della pianta. Quanto detto a livello individuale può essere per analogia allargato a una collettività, quindi a una tariqa. Se il rapporto tra i fratelli corrisponde a quello indicato dallo Sheikh Tadili ci sarà uno sviluppo della tariqa con discese di influenze spirituali, benedizioni e intuizioni intellettuali. Qualora però il terreno venga inquinato o inaridisca, cioè le caratteristiche indicate nella citazione iniziale vengano a mancare o siano sovvertite, allora anche le benedizioni e le illuminazioni che discendono dal Cielo diminuiranno fino a scomparire, o saranno addirittura sostituite da tempesta e grandine. Potrà quindi crearsi un circolo, non più virtuoso ma vizioso, che porterà a far seccare la pianta in questione, la quale per un certo periodo potrà sembrare ancora viva e in buona salute, ma seccherà progressivamente fino a lasciare solo una forma senza vita. Questo può avvenire anche alle turuq, con l’inquinamento dovuto in particolare alla brama di alcuni fratelli di dirigere e comandare o ad altre attitudini contrarie a quanto indicato dallo Sheikh Tadili. Nel caso continuino a esserci dei rami sani in mezzo ad altri secchi, allora dall’alto potrà intervenire una potatura potente che eliminerà questi ultimi, per lasciar crescere sempre più forti quelli che sono ancora vivi e affondano le radici nelle solide qualità indicate dallo Sheikh Tadili.
Emerge quindi l’importanza per i fuqara di non sentirsi mai arrivati e di far attenzione a non allontanarsi dalle virtù della nobiltà del carattere, ricordandosi che Satana è sempre in agguato.
Quando i fuqara manifestano queste virtù si può supporre facciano parte di una tariqa vera e vivente, che custodisce e trasmette l’influenza spirituale, simbolizzata dal lievito di cui parlavamo nel precedente post. Quando invece queste qualità non siano presenti è un campanello d’allarme: la loro presenza o meno dovrebbe essere un elemento di riflessione per chi sia alla ricerca di un ricollegamento iniziatico.
[1] Shaykh Muhammad Tâdilî, La vita tradizionale è la sincerità, https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo
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